pagine a cura di: IK5FCI Riccardo Pellegrineschi ed IK7JGI Alfredo Gallerati

Per fare un sano radiantismo è necessario superare personalismo ed individualismo.

-Premessa -

Queste pagine intendono fornire una panoramica sull'attuale situazione dell'associazionismo nel settore radiascolto in Italia. Speriamo di riuscire a fornire un'immagine obiettiva, il più possibile prossima alla realtà di un settore che, nella sua poliedricità, offre spunti interessanti per portare un contributo al miglioramento dell' immagine del mondo radiantistico.

In ogni attività ricreativa/formativa, l'associazionismo tra persone che condividono una stessa passione, oltre ad esprimere una volontà condivisa dalla base può e deve essere una forza di aggregazione che, nel rispetto delle varie tipologie di attività del comune interesse, favorisca l'approfondimento di queste specializzazioni. Ciò non disgiunto però da un progetto "corale"che abbia il fine di esaltare, migliorare ed ingrandire l'immagine dell'Associazione al'esterno, perché il comune patrimonio di risorse, conoscenze ed entusiasmo, sono ricchezze che dipendono in massima parte dal piccolo o grande contributo "generico" o "specialistico" che ogni appassionato può dare. Questo è importante in qualsiasi attività hobbistica ma specialmente nel radiantismo : hobby in cui le dinamiche relazionali tra i soci hanno influenza reale nella pratica (e quindi nei risultati) dell'attività . Da un lato troviamo chi vede le innovazioni e le ultime tecnologie come l' "oggetto del desiderio" e dall'altro chi ha l'interesse ad approfondire lati ed aspetti poco conosciuti di cose che magari si ritengono scontate se non tecnologicamente datate. Nel mezzo numerose altre sfaccettature: chi si occupa di ricerca storica (surplus e storia della radio), chi di diplomi "classici",chi ricerca sinergie con il mondo della Protezione Civile, chi gareggia nei Contest e…chi fa traffico radio e basta! Ognuno di noi porta il proprio contributo, grande o piccolo, scientifico o pratico, sociale od organizzativo : non è importante"cosa" si offre ma "come" lo si fa. Veramente importanti e fondamentali sono l'entusiasmo, la lealtà e la sincerità della partecipazione che migliora ed ingrandisce l'Associazione, che contribuisce all'evoluzione dinamica per mantenerla al passo dei tempi. Già, perchè l'Associazionismo radiantistico in Italia ha le sue lontane radici nei primi anni '20. Un periodo in cui l'uso della radio era appannaggio di pochi appassionati, di pochi addetti ai lavori che dovevano sfidare la diffidenza, se non l'ostilità, di Autorità e concittadini per intraprendere i primi esperimenti di ricezione. Nel dicembre 1924, Ernesto Montù, fondatore dell'ARI, riferiva dell'attività di alcuni Radio Club sparsi in diverse Regioni d'Italia. C'era notizia dell'esistenza del Radio Club fondato a Trieste il cui Presidente era l'Avv. Mecozzi e contava 150 soci. Altri Radio Club sorsero a Milano (Via Amedei nr.8) così come il Radio Club Comense presieduto da Mario Rosasco ed il Radio Club Varesino. A Firenze il locale Radio Club organizzò addirittura delle sessioni di ascolto per giornalisti e grande pubblico sulle colline intorno al capoluogo, avvenimenti che - stando alle cronache sulla stampa dell'epoca - ebbero un notevole successo e che potremmo considerare precursori dei Field Day e DX Camp attuali. L'idea di coagulare espressioni della comune passione per il radioascolto in una organizzazione, si veniva manifestando già allora.Ritornando ai giorni nostri e saltando la storia del movimento radioamatoriale italiano, su cui sono già stati scritti articoli ben documentati ed esaurienti, riteniamo essenziale fare il punto su quella che oggi è la figura dell'appassionato hobbista del radioascolto. Fermo restando che il radioamatore "che ascolta" ha pari dignità e diritti del collega "che trasmette", è chiaro che l'attività di quest'ultimo presenta caratteristiche diverse da quelle di un BCL e di un SWL cioè l'appassionato di radioascolto. Infatti se il primo (OM) realizza e pratica la comunicazione e lo scambio di contenuti nel momento in cui comunica con altri radioamatori, il BCL ed SWL è invece un appassionato della ricerca della comunicazione, sia essa tra due OM o sia essa prodotta da un'entità organizzata (l'emittente, locale e/o non) e destinati a bacini di utenza più o meno vasti. Le tipologie di attività in cui può essere impegnato un appassionato di radioascolto sono diverse.Proviamo a sintetizzane i tratti peculiari.

A- BCL - E' l'ascoltatore di emittenti internazionali che ascolta i programmi di grandi emittenti internazionali in onde corte destinati al pubblico estero.

B- BCL-DX'er - E' l'ascoltatore che, pur appartenendo anche alla tipologia A, predilige soprattutto l'ascolto di stazioni a diffusione locale, :stazioni che operano principalmente su determinati segmenti delle onde corte o delle onde medie e le cui trasmissioni, in particolari momenti della giornata (segnatamente la notte) ed in particolari condizioni di propagazione, riescono a coprire distanze insolitamente notevoli. :Ultimamente, specie nel Nord Europa, sta prendendo piede anche l'ascolto di emittenti straniere nella banda FM ; in Italia è un tipo di ascolto ancora poco diffuso, a causa del sovraffollamento selvaggio e senza regole di tale band.,

C- SWL - E' l'ascoltatore del traffico sulle bande riservate al servizio di radioamatore da tutto il mondo.

Per molto tempo ritenuta come attività radioamatoriale di serie B ( quindi snobbata!) o considerata alla stregua del "foglio rosa" (e quindi guardato con sufficienza) il radioascolto ha invece un fascino ed una valenza pari a quella dell'attività radio dell'OM, cioè di chi trasmette. Entrambi rifuggono la radio come semplice sistema di "comunicazione" (funzione svolta dalle normali reti telefoniche ed ora anche da Internet) e la considerano invece come strumento per stabilire "il contatto" con altri appassionati (o con stazioni di diffusione locali e non). L'OM svolge un ruolo attivo(che definiremmo di attore/fruitore del contatto) in virtù della peculiare possibilità offertagli dalla facoltà di trasmettere, chi ascolta è invece lo spettatore/fruitore del contatto, uno spettatore che però molte volte deve superare difficoltà tecniche legate al fatto che nulla può fare per influire sul segnale, se non affinare tecniche operative, sfruttare la conoscenza dei meccanismi propagativi, migliorare il binomio antenna/ricevitore. Quindi anche da parte dell'ascoltatore (SWL o BCL o BCLDXer) può venire un contributo volto al miglioramento tecnico del mondo della radio ed uno spunto a cimentarsi in settori sempre nuovi, pungolato dallo stesso fascino, dal Grande Mistero che è comune al mondo dell'ascoltatore ed a quello dell'OM.. Parlavamo prima dell'ascolto FM Dx ma non dimentichiamo che l'osservazione puntuale e documentata dell'attività TV Dx ha fornito utili spunti ai DXer dei 6 m. Per non parlare della sfida rappresentata dall'ascolto delle "tropicali" in banda 90 m, con problematiche in termini di rumore e di miglioramento del rapporto ingombri/prestazioni delle antenne riceventi la cui risoluzione interessa anche molti DXer degli 80 m. E poi…..le emittenti statunitensi e canadesi, brasiliane e venezuelane in banda Onde Medie, gli ascolti dei radiofari in banda Onde Lunghe (anche con sofisticati SW per l'analisi del segnale audio ) , non'è ancora abbastanza per non solleticare anche i palati degli OM? Riassumendo il RADIOASCOLTO è un settore del radiantismo che può rivelarsi ricco di soddisfazioni , al pari della più classica attività dell'OM.

Ciononostante, se operiamo una retrospettiva storica dai giorni nostri fino al periodo in cui la radio poteva oramai essere considerata capillarmente diffusa e facciamo una riflessione sulla diffusione del radioascolto nella terra di Marconi, ci accorgiamo che questa branca del radiantismo non ha mai avuto la diffusione che avrebbe meritato, tantomeno una degna collocazione nel contesto del radiantismo italiano. Come mai ? Per quali ragioni ?

Le emittenti internazionali hanno, da sempre, dato buona considerazione all'attività di radioascolto…....

 

1- (continua)