Alla scoperta della storia della radio..

La storia della radio rimane, ancora oggi, uno scrigno, ricco di fascino ed interessanti spunti di ricerca. Come nacque la radio? Ci furono altri scienziati che contribuirono alla sua scoperta ?

Verso la scoperta della radio, un contributo importante arrivo' anche dal russo Alexander Popov il quale, presso l'osservatorio meteorologico dell'Istituto di previsioni del tempo di San Pietroburgo, registrò i disturbi atmosferici presenti nelle cariche elettriche dei fulmini.

...nel mondo

Le prime trasmissioni radiofoniche sperimentali si svolgono negli Stati Uniti nel 1918 quando la Westinghouse, grande industria di materiale elettrico, inaugura la "Kdka" prima stazione sperimentale. Le prime trasmissioni sono realizzate e prodotte da radioamatori e consistono in messaggi degli stessi radioamatori che illustrano le apparecchiature usate, la loro ubicazione ed altri dettagli. Dopo le prime sperimentazioni, il 2 novembre 1920 alle ore 18.00, la stazione sperimentale in origine chiamata "8KX", diventa ufficialmente <RADIO KDKA>. Trasmette con 100 watt da una stazione "mobile" situata negli edifici della Westinghouse a Pittsburgh (USA).

...in Italia

Sono circa 35 milioni gli italiani che, ogni giorno, ascoltano la radio. E spesso l'ascolto diventa passione e riserva interessanti sorprese, vale quindi la pena scoprire come nacque il radioascolto in Italia. Facciamo dunque un salto nel passato...
Il radioascolto in Italia si iscrive nella storia il 6 ottobre 1924 quando, l'URI (Unione Radiofonica Italiana) comincia le sue prime trasmissioni da Roma. I primi radioascoltatori si chiamano "SANFILISTI" e cominciano ad organizzarsi, nascono i primi gruppi volontari di discussione sul mezzo radiofonico : la FIR (Federazione italiana radiocultori), la RAI (Radio associazione italiana), il Radio Club nazionale italiano, l'Associazione nazionale radio dilettanti e l'Associazione Radiotecnica Italiana Sono quasi tutti giovani studenti, elettrotecnici o ingegneri. Tutte semplice organizzazioni, espressioni di idee e di potenzialità della radio. Mentre la Fir raccoglie associazioni di radiodilettanti, l'ARI è più legata all'industria italiana.
Sono comunque gli appassionati di radiotecnica a muovere i primi passi con i primi apparecchi radiofonici a galena; la radio che si ascolta in cuffia e spesso è autocostruita. Ecco perché i radioascoltatori sono di fatto più interessati agli aspetti tecnici che ai programmi. Si sviluppano nei primi anni '20 le prime riviste come "Radiofonia"; il radioascolto non è ancora un fenomeno di "massa" ma nel 1926 il numero degli abbonati in Italia è di 26 mila, un numero tra i più bassi in Europa. L'Unione Radiofonica Italiana ormai guarda con attenzione ad uno sviluppo veloce del numero degli abbonati, ma negli anni '20 il costo degli apparecchi radio è molto elevato poiché la produzione non è ancora "in serie". Con la prima produzione di apparecchi a valvole, la radio cambia aspetto e si propone come mobile di grandi dimensioni per la cucina ed il salotto. Il radioascoltatore esce dal solitario ascolto della sua cuffia per scoprire con la radio a valvole l'ascolto in gruppo, in famiglia. Sono apparecchi di costo compreso tra 2.500 e 10.000 Lire, quando il reddito medio annuo nel 1925 è di circa 3.500 Lire. Occorre mettere da parte i risparmi di un anno per acquistare una radio. Una buona radio a quattro valvole costa circa 3.000 Lire. Questi dati creano due tipologie di ascoltatori, da una parte quelle persone comuni che ascoltano semplici programmi di musica e notizie; dall'altra ci sono appassionati del radioascolto che prediligono l'ascolto delle trasmissioni locali ed internazionali. Questi radioappassionati costruiscono apparecchi radio in scatole di montaggio. La radio si apre progressivamente ad un ascolto di "massa". Il primo sondaggio pubblicata nel 1924 dalla rivista "Radiofonia" rivela che il "momento" radiofonico più seguito dagli italiani è il "segnale orario". Dal 1925, la programmazione radiofonica, prima centrata sui notiziari (Stefani) e sui Comunicati dal Governo, si arricchisce di nuovi eventi radiofonici. Nel 1926, la prima società italiana di pubblicità radiofonica (SIPRA) produce i suoi primi comunicati pubblicitari, trasmessi negli intervalli dei programmi. Nel 1927 viene trasmessa la prima radiocronaca sportiva, e l'anno successivo (1928) viene trasmessa la prima radiocronaca di una partita di calcio (Italia-Ungheria). L'Unione Radiofonica Italiana trasforma la sua rivista ufficiale da "Radiorario" in "Radiocorriere" raggiungendo un pubblico sempre più ampio. Nel 1929, quando un'auto popolare "Balilla" costa 10.000 Lire ( Euro 5), l'apparecchio radio "Musagete" della Marelli costa 3.000 Lire (Euro 1,55). Dal 1930, il "Giornale parlato" nella programmazione radiofonica, viene sostituito dal "Giornale rado". Il 12 febbraio 1931, Guglielmo Marconi e Papa Pio XI inaugurano la Radio Vaticana.
Solo nel 1933, alla prima Fiera nazionale della Radio a Milano, si acquistano radio a prezzi compresi tra 600 (Euro  0,31) e 1.300 Lire (Euro  0,67).
Nel 1933, per portare il suo contributo alla formazione morale, culturale e sociale delle popolazioni rurali, nasce l'Ente Radio Rurale impegnato a sviluppare un servizio attraverso il nuovo canale radiofonico, soprattutto per gli agricoltori. Ma la radio si propone anche come canale di apprendimento ed alfabetizzazione in quei Comuni che non hanno scuole o biblioteche dove spesso i bambini vengono "educati" all'ascolto. La radio ripropone l'ascolto radiofonico di massa e diventa un prezioso strumento della interazione di gruppo; una dimensione sempre attuale. L'anno successivo, nel 1934, l'Italia è al trentesimo posto nella classifica mondiale relativa al rapporto abbonati/abitanti. Sette anni dopo (1937) viene commercializzato il famoso apparecchio "Radiobalilla" al prezzo di 430 Lire (0,22 Euro). In questi anni la radio tra i radioascoltatori italiani si diffonde in due versioni: da una parte gli apparecchi domestici legati ad un ascolto domestico e familiare; dall'altra quegli apparecchi utilizzati nelle scuole, nei cinema e nei locali pubblici che danno inizio ad un radioascolto di massa. Nell'ascolto in famiglia, la radio ridisegna la sua dimensione catalizzatrice di "mezzo aggregante" sulle onde di suoni e voci nello spazio della casa. Il ruolo della radio, tra i radioascoltatori, si rafforza in tre dimensioni : intrattenimento, informazione ed autorevolezza. Diventa un "collante" della memoria personale, familiare e sociale. Nell'ascolto radiofonico la centralità del messaggio sonoro caratterizza la divulgazione di informazioni ed avvenimenti e, come nelle antiche suggestioni dei racconti favolistica, libera la fantasia e distende il pensiero. Grande forza della radio e del radioascolto! Ma il radioascoltatore che vive questa straordinaria epopea della radio, dovrà mettere a dura prova la sua capacità di "leggere" emozioni attraverso le onde della radio. Dal 1940 infatti, ai microfoni della radio arriva un evento nuovo per la storia della radio: la guerra. C'è il divieto di ascoltare in pubblico le emittenti straniere e la radio trasmette a reti unificate. La radio riallaccia quei legami che la guerra ha distrutto e coinvolge un gran numero di famiglie e radioascoltatori. E' la prima occasione in cui la radio ed il radioascolto diventano fenomeno di massa, infatti alcuni Paesi tentano di adottare misure repressive di questo fenomeno di espansione dell'ascolto radiofonica. In Italia, si è saputo di casi di somministrazione di dosi di olio di ricino e di erogazione di pene di reclusione per chi si diletta all'ascolto di emittenti straniere (Radio Londra o Radio Mosca). Ma è solo dopo la guerra che, con l'arrivo dei primi apparecchi a transistor, la radio cambia la figura del radioascoltatore. Inizia l'epoca di apparecchi radio sempre più leggeri, piccoli e portatili. Finchè negli anni '60, la radio torna ad essere ascoltata in maniera personale, con l'auricolare di cui sono dotati tutti i primi apparecchi a transistor; torna il ricordo della radio a galena. Con un orecchio si seguono gli eventi in famiglia o altrove e con l'altro si rimane collegati al mondo attraverso la radio.
Nel 1948 è la Radio svedese a produrre un programma dedicato agli appassionati del radioascolto: "Sweden calling DX'ers". In Europa si moltiplicano i clubs di appassionati di radioascolto che il 4 giugno 1967 si danno appuntamento a Copenaghen.
Un anno più tardi, l'11 settembre 1968, esce la prima pubblicazione italiana dedicata al radioascolto con il titolo di "Club ascoltatori onde corte". Una serie sperimentale di bollettini destinati agli appassionati di radioascolto dalle cui pagine gli autori invitano i lettori alla costituzione di club nazionale di radioascoltatori. Così la storia in Italia……..

Intanto la radio, ancora oggi, lascia ai suoi radioappassionati il privilegio di staccarsi dal corpo per ascoltare suoni e voci da lontano…dove anche nell'era di internet, continua il battito senza fine del... radioascolto.
Questa è molto in sintesi la storia. In realtà la storia della radio è ricca di fatti, curiosità e documenti interessanti. Vuoi saperne di più ?